GranTorino

“Abbiamo voluto colpire una importante centrale di produzione di spray al peperoncino” ha dichiarato la responsabile esteri Maria Zakharova.

“Non è vero” ha risposto il Ministro degli Esteri Italiano Paolo Zerbino dal rifugio atomico di Neuchatel dove si è rintanato. “L’obiettivo era contrastare  la produzione di Gia’nduia che sta spopolando in Kazakistan che surclassa la produzione di Chogulash sovietico.”

“Di ‘Soviet’ nella Santa Madre Russia è rimasta solo roba come il petardo che vi siete beccati” è stato il sarcastico commento in risposta della Zakharova. “La Madonna interceda per voi nel giorno in cui il Padre vi chiama al Suo cospetto”.

Amen.

 

Teutoburgo

Sicuro che vi starete sentendo come Quel giorno a Teutoburgo, con tutti i Negroni offerti da Zio $oro$ quando assisterete il 5 Marzo alla partenza col razzo nel culo dello Zimbello Deposto Sulla Carica.
Per il
Paese dei Broccoletti.
Lì gli
offriranno una bella birra nel prezioso Boccalone Argentino, opera di Roberto Frenkel, e il libriccino di rapid start :

  1. consegnerete la password del conto corrente e le chiavi  di casa;

  2. Vi recherete in Stazione da dove verrete indirizzati a :

  3. i campi di crauti Arbeitmachtfrei, oppure :

  4. alla Centrale Elettrica a Biomasse, oppure :

  5. alla Wurstfabrik, a fare salsicce.

È  a Teutoburgodove fanno quegli happi hours da favola, che si canta la famosa canzone:

~ ~ Dieser Tag in Teutoburg ~ ~

In Teutoburg
Du hast sie genommen
und du bist nicht mehr da
wiederaufgenommen!
In Teutoburg
wir haben es vermasselt
und wir haben gelernt,
wie man dich für immer betrügt!
So wirst du immer verschraubt sein
und deine Schuld wird es sein!

Teutoburgo stampabile

Rinascimento

Hai fatto bene a lasciarla andare. Quelle labbra perfette che guardavi senza parole che nessun pittore sarebbe mai riuscito a fotografare, mentre il treno tornava da Venezia sullo sfondo della pianura, le sue gambe dritte, la sua grazia, le sue assurde mutandine barocche e mai lasciarle la scatola dei fiammiferi. Ti sei rotto l’osso del collo, hai vagato impastato di pioggia e incazzato, ti sei sfatto e sei diventato. Ma sei diventato in piedi, e sotto le suole ci hai messo tutti i sentimenti e la farsa dell’identità di tutti quelli che incontri, et memento.

Riflusso

Esofageo. Dopo l’ennesimo booklet celebrativo del 77 mi sono girati i coglioni. Quando sono arrivato – per limiti d’età – nel teatro di guerra erano rimasti gli zombies. Nella piazza vagavano figure di subumani e pendeva stracciata la sentenza ‘fuori i tossici’. Comprai del nero. Un ex di movimento mi fa: “Non faccio più niente, mi faccio”. Un pò più in qua e un pò più in là, in una specie di moto browniano si agitavano parrucconi arancioni rosa e verdi e varie altre specie di gallinacci dalla livrea nera. Sembrava di sognare. Al posto delle fairy ladies al patchouli – estinte in fretta, dileguate – gravitavano fatali Morticie bianche e amaranto, per carità, bellissimi culi che era un piacere sbattere, bone e carnose, problematiche ma neanche tanto come tutto quello che circondava quel mondo di nichilismo annoiato in cui stava morendo tutto il vivibile e la vigliaccheria generale si rifugiava nel privato. In giro non c’era nessuno, le vie e le piazze erano vuote e di una tristezza desolante. Ecco, dove mi avete fatto finire senza voglia, alla fine di una guerra civile abortita della quale continuo a perpetrare il modo del risarcimento, che dovrete pagarmi, e pagherete.

La grande macina.

In un documentario un orribile scimmione scende dall’albero, cattura una piccola antilope e se la porta sull’albero. Se l’è mangiata viva mentre la piccola urla e la madre impietrita non riesce a capire che fine ha fatto. È un comportamento appreso di una specie di scimmioni che non essendo nati carnivori, gestiscono maldestramente una caccia per la quale non sono dotati. Si può sperare che gli vada di traverso e venga abbandonato, ma può anche essere l’antecedente che porterà la specie in questione all’età della pietra. Non sarebbe la prima volta.

Se io ho un cuore, la brutalità della vita è inaccettabile. Questa rimane qualsiasi cosa possa fare per parte mia per non soggiacere alle sue regole. I viventi mangiano altri viventi.

Per quanto gli umani scalpitino per fare del turismo extraterrestre alla ricerca di antidoti alla noia, panorami da fotografare e forse gente da incontrare, quello che è certo è che scoveranno innumerevoli fucine di orrori generate dalla nuda combinatoria delle leggi naturali negli angoli di spazio più tranquilli mentre il resto è impegnato ad esplodere, a collidere e conservare momenti angolari, quantità di moto e di energia totale.

Non so a quale visione filosofica perverranno. Siddharta, che lo aveva capito, cercò una via di mezzo fra comportamento etico ed atarassia. Loro forse accuseranno alla lunga una stanchezza culturale che li porterà ad estinguersi come unica via di uscita dalla sottomissione alla inesorabile necessità delle cose.

Inferno, paradiso, sono proiezioni prive di senso. Quello che esiste non sarà mai abbastanza per essere nè l’uno nè l’altro, senza alcuna intelligenza, nè scopo.

Manifesto di Rivolta Femminile

 

Carla Lonzi Carla Accardi Elvira Banotti, 1970

                                           Manifesto di Rivolta femminile

“Le donne saranno sempre divise le une dalle altre? Non formeranno mai un corpo unico?” (Olympe de Gouges, 1791).

La donna non va definita in rapporto all’uomo.

Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà.

L’uomo non è il modello a cui adeguare il processo della scoperta di sé da parte della donna.

La donna è l’altro rispetto all’uomo. L’uomo è l’altro rispetto alla donna. L’uguaglianza è un tentativo ideologico per asservire la donna a più alti livelli.

Identificare la donna all’uomo significa annullare l’ultima via di liberazione.

Liberarsi per la donna non vuoI dire accettare la stessa vita dell’uomo perché è invivibile, ma esprimere il suo senso dell’esistenza.

La donna come soggetto non rifiuta l’uomo come soggetto, ma lo rifiuta come ruolo assoluto.

Nella vita sociale lo rifiuta come ruolo autoritario.

Finora il mito della complementarietà è stato usato dall’uomo per giustificare il proprio potere.

Le donne sono persuase fin dall’infanzia a non prendere decisioni e a dipendere da persona “capace” e “responsabile”: il padre, il marito, il fratello…

L’immagine femminile con cui l’uomo ha interpretato la donna è stata una sua invenzione.

Verginità, castità, fedeltà, non sono virtù; ma vincoli per costruire e mantenere la famiglia.

L’onore ne è la conseguente codificazione repressiva.

Nel matrimonio la donna, privata del suo nome, perde la sua identità significando il passaggio di proprietà che è avvenuto tra il padre di lei e il marito.

Chi genera non ha la facoltà di attribuire ai figli il proprio nome: il diritto della donna è stato ambito da altri di cui è diventato il privilegio.

Ci costringono a rivendicare l’evidenza di un fatto naturale.

Riconosciamo nel matrimonio l’istituzione che ha subordinato la donna al destino maschile.

Siamo contro il matrimonio.

Il divorzio è un innesto di matrimoni da cui l’istituzione esce rafforzata.

La trasmissione della vita, il rispetto della vita, il senso della vita sono esperienza intensa della donna e valori che lei rivendica.

Il primo elemento di rancore della donna verso la società sta nell’essere costretta ad affrontare la maternità come un aut-aut.

Denunciamo lo snaturamento di una maternità pagata al prezzo dell’esclusione.

La negazione della libertà d’aborto rientra nel veto globale che viene fatto all’autonomia della donna.

Non vogliamo pensare alla maternità tutta la vita e continuare a essere inconsci strumenti del potere patriarcale.

La donna è stufa di allevare un figlio che le diventerà un cattivo amante.

In una libertà che si sente di affrontare, la donna libera anche il figlio e il figlio è l’umanità.

In tutte le forme di convivenza, alimentare, pulire, accudire e ogni momento del vivere quotidiano devono essere gesti reciproci.

Per educazione e per mimesi l’uomo e la donna sono già nei ruoli nella primissima infanzia.

Riconosciamo il carattere mistificatorio di tutte le ideologie, perché attraverso le forme ragionate di potere (teologico, morale, filosofico, politico), hanno costretto l’umanità a una condizione inautentica, oppressa e consenziente.

Dietro ogni ideologia noi intravediamo la gerarchia dei sessi. Non vogliamo d’ora in poi tra noi e il mondo nessuno schermo.

Il femminismo è stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla società.

Unifichiamo le situazioni e gli episodi dell’esperienza storica femminista: in essa la donna si è manifestata interrompendo per la prima volta il monologo della civiltà patriarcale.

Noi identifichiamo nel lavoro domestico non retribuito la prestazione che permette al capitalismo, privato e di stato, di sussistere.

Permetteremo quello che di continuo si ripete al termine di ogni rivoluzione popolare quando la donna, che ha combattuto insieme con gli altri, si trova messa da parte con tutti i suoi problemi?

Detestiamo i meccanismi della competitività e il ricatto che viene esercitato nel mondo dalla egemonia dell’efficienza.

Noi vogliamo mettere la nostra capacità lavorativa a disposizione di una società che ne sia immunizzata.

La guerra è stata da sempre l’attività specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile.

La parità di retribuzione è un nostro diritto, ma la nostra oppressione è un’altra cosa.

Ci basta la parità salariale quando abbiamo già sulle spalle ore di lavoro domestico?

Riesaminiamo gli apporti creativi della donna alla comunità e sfatiamo il mito della sua laboriosità sussidiaria.

Dare alto valore ai momenti “improduttivi” è un’estensione di vita proposta dalla donna.

Chi ha il potere afferma: “Fa parte dell’erotismo amare un essere inferiore”. Mantenere lo status quo è dunque un suo atto di amore.

Accogliamo la libera sessualità in tutte le sue forme, perché abbiamo smesso di considerare la frigidità un’ alternativa onorevole.

Continuare a regolamentare la vita fra i sessi è una necessità del potere; l’unica scelta soddisfacente è un rapporto libero.

Sono un diritto dei bambini e degli adolescenti la curiosità e i giochi sessuali.

Abbiamo guardato per 4.000 anni: adesso abbiamo visto!

Alle nostre spalle sta l’apoteosi della millenaria supremazia maschile.

Le religioni istituzionalizzate ne sono state il più fermo piedistallo.

E il concetto di “genio” ne ha costituito l’irraggiungibile gradino.

La donna ha avuto l’esperienza di vedere ogni giorno distrutto quello che faceva.

Consideriamo incompleta una storia che si è costituita sulle tracce non deperibili.

Nulla o male è stato tramandato della presenza della donna: sta a noi riscoprirla per sapere la verità.

La civiltà ci ha definite inferiori, la Chiesa ci ha chiamate sesso, la psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica. Chiediamo referenze di millenni di pensiero filosofico che ha teorizzato l’inferiorità della donna.

Della grande umiliazione che il mondo patriarcale ci ha imposto noi consideriamo responsabili i sistematici del pensiero: essi hanno mantenuto il principio della donna come essere aggiuntivo per la riproduzione della umanità, legame con la divinità o soglia del mondo animale; sfera privata e pietas.

Hanno giustificato nella metafisica ciò che era ingiusto e atroce nella vita della donna.

Sputiamo su Hegel.

La dialettica servo-padrone è una regolazione di conti tra collettivi di uomini: essa non prevede la liberazione della donna, il grande oppresso della civiltà patriarcale.

La lotta di classe, come teoria rivoluzionaria sviluppata dalla dialettica servo-padrone, ugualmente esclude la donna.

Noi rimettiamo in discussione il socialismo e la dittatura del proletariato. Non riconoscendosi nella cultura maschile, la donna le toglie l’illusione dell’universalità.

L’uomo ha sempre parlato a nome del genere umano, ma metà della popolazione terrestre lo accusa ora di aver sublimato una mutilazione.

La forza dell’uomo è nel suo identificarsi con la cultura, la nostra nel rifiutarla.

Dopo questo atto di coscienza l’uomo sarà distinto dalla donna e dovrà ascoltare da lei tutto quello che la concerne.

Non salterà il mondo se l’uomo non avrà più l’equilibrio psicologico basato sulla nostra sottomissione.

Nella cocente realtà di un universo che non ha mai svelato i suoi segreti, noi togliamo molto del credito dato agli accanimenti della cultura.

Vogliamo essere all’altezza di un universo senza risposte.

Noi cerchiamo l’autenticità del gesto di rivolta e non la sacrificheremo né all’organizzazione né al proselitismo.

Comunichiamo solo con donne.

Roma, luglio 1970

 

Pilot-wave dynamics

L’articolo di riferimento lo si trova qui. Di seguito leggi la traduzione.

“Dagli anni Trenta è esistita una tendenza dominante all’interno della comunità scientifica e della divulgazione che spiega la meccanica quantistica con ogni tipo di interpretazioni idealistiche e mistiche. Dominante in questa scuola dell’idealismo è stata l’interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica, che ha avuto origine con accademici come Niels Bohr e Werner Heisenberg che si trovavano nella capitale danese.

Ogni tentativo di dare una spiegazione non mistica e materialistica al tipo di comportamento “strano” osservato a livello subatomico è stato respinto da molti nella comunità scientifica, nonostante le proteste di molti dei grandi pionieri della meccanica quantistica come Einstein, de Broglie, Bohm e Bell. La prevalenza di un modo di pensiero idealista in questo campo, a sua volta, è stato utilizzato da tutti i tipi di filosofi reazionari e teologi – per non parlare dei richiami New Age – per vendere le loro storie.

Ora, però, una serie di scoperte fulminanti e inaspettate in un altro campo della fisica – il campo della meccanica del fluido – ha il potenziale di riaprire il dibattito e ribadire il caso di un’interpretazione materialista e dialettica di alcuni dei più profondi misteri della scienza moderna. Anche se quasi tutto della nuova scienza resta da elaborare, queste scoperte potrebbero annunciare una rivoluzione nel campo della meccanica quantistica, che riporterà in auge l’approccio dialettico e materialista alla scienza e alla natura.

Rivoluzione scientifica

La storia della fisionomia filosofica nella meccanica quantistica inizia alla fine del XIX secolo. A quel tempo si credeva che gli scienziati avessero scoperto praticamente tutto ciò che c’è da scoprire in termini di leggi naturali e fisiche. Tutto nell’universo è stato pensato per agire sia come un’onda che come una particella, e la scienza che sta alla base di entrambi era stata abbastanza ben intesa. La luce agiva come un’ondata, increspata nello spazio come onde sull’oceano; gli atomi, nel frattempo, si comportavano come particelle – essenzialmente piccole palline da biliardo che rimbalzavano in conformità alle leggi di moto di Newton. Con queste leggi fisiche la scienza stava parlando di una descrizione completa dell’universo.

Tutto quello che era rimasto era quello di legare le estremità sciolte. Tuttavia, come in tutte le rivoluzioni scientifiche, la crisi ha colpito l’antica fisica proprio quando sembrava aver raggiunto la sua massima perfezione e completezza. Queste “estremità sciolte” si sono rivelate fili che avrebbero smagliato gran parte del tessuto dell’antica fisica. Un certo numero di esperimenti sorprendenti hanno cominciato a provocare disagio nella comunità scientifica.

Innanzitutto, l’esperimento ingegnoso di Michelson e Morley, ha dimostrato che la luce non si comporta come un’onda conosciuta. Tutte le onde conosciute necessitavano di una qualche sostanza da muoversi: per esempio, siamo familiari a come le onde oceaniche si muovono nell’acqua o le onde sonore si muovono nell’aria. Questo non è così per la luce, che potrebbe essere trasmessa attraverso un vuoto.

Quando Einstein ha tratto le conclusioni logiche da questi esperimenti, che hanno dimostrato come la luce attraversa lo spazio senza una sostanza da percorrere, ha richiesto una rivoluzione generale della fisica che avrebbe toccato alcuni dei concetti più sorprendenti e elementari che per il “senso comune” era dato per scontato. La nuova teoria della relatività di Einstein ha mostrato che il tempo e lo spazio non sono semplici entità fisse ma vengono misurate in modo diverso a seconda della velocità relativa dell’osservatore.

Inoltre, i concetti fisici chiave come la massa e l’energia sono stati completamente ribaltati, come si è dimostrato che l’uno si potrebbe trasformare nell’altro e viceversa. Einstein dimostrò che le leggi di Newton – che per tanto tempo sembravano completamente inattaccabili – erano ben lontane da una descrizione completa del nostro universo. In realtà, essi si sono rivelati nient’altro che un caso speciale di una legge più generale, con la vecchia fisica che si rompeva interamente una volta applicata alla scala del molto grande o molto veloce.

Ciò dimostra ulteriormente la nozione dialettica che, quando prese al loro estremo, le cose si trasformano nel loro opposto: l’ordine si trasforma in caos; la ragione diviene irragionevole; e la certezza è messo in dubbio.

La rivoluzione che la Relatività di Einstein raggiunse sulla scala del grande e molto veloce stava per essere completata da una rivoluzione sulla scala dell’infinitesimo. Dove Einstein ha frantumato le vecchie idee riguardanti la massa e l’energia, il tempo e lo spazio, un numero crescente di esperimenti ha cominciato a confliggere con la vecchia idea che qualcosa deve essere una particella o un’onda.

La scoperta del mondo quantico
Esperimenti come l'”effetto fotoelettrico” di Einstein hanno mostrato che la luce viene anche in pacchetti discreti, o quanti, chiamati “fotoni”; la luce improvvisamente appariva molto più particella-simile. Inoltre, il fisico francese de Broglie ha mostrato che le cose precedentemente pensate per essere particolarmente particolarmente simili, come gli elettroni, hanno anche una “lunghezza d’onda” e in alcune circostanze sono capaci di comportarsi come le onde.

Improvvisamente il mondo subatomico si è rivelato molto più complesso di quanto i fisici classici avrebbero potuto immaginare – e molto più difficile per intuizione comune da cogliere. L’idea che gli elettroni, i fotoni e le altre particelle subatomiche possono essere sia onde che particelle, presenta immediatamente una contraddizione rigida e molto reale: una particella è concentrata in una particolare posizione nello spazio. Pensate ad esempio ad una particella di sabbia: possiamo fissarla sotto una lente d’ingrandimento e dire: “è là!” Non si estende nello spazio. Un’ondata si comporta in modo molto diverso, ma si diffonde nello spazio, diffondendo come increspature nell’acqua. Una singola onda che scorre attraverso un porto può investire simultaneamente tutte le navi ancorate, in quanto non agisce in una posizione ma si dissipa in modo continuo; mentre una roccia gettata nello stesso porto può solo colpire una nave alla volta e quindi agisce come una particella.

Che dire poi di una “particella d’onda” quantica? Ciò sembra avere molte delle proprietà di un’onda, ma allo stesso tempo possiamo anche individuare la sua posizione mediante l’utilizzo di rivelatori. Questo strano comportamento è dimostrato in modo eccellente nel celebre “esperimento della doppia fessura”. Quando un fascio di particelle viene sparato a due fessure, la sua probabilità di essere in una posizione o nell’altra sembra formare un modello d’onda quando esce dall’altro lato. Un’onda di corso può viaggiare attraverso entrambe le fessure in quanto si disperde nello spazio e può interagire e interferire con se stessa dall’altro lato. Tuttavia una particella può passare solo attraverso una fessura alla volta. Come poi la particella attraversa una sola fenditura, ma appare in una posizione dall’altra parte suggerisce che sia in qualche modo il suo percorso contemporaneamente ha interferito con se stesso? Se questo lascia il lettore in uno stato di confusione allora sono in buona compagnia. Come ha detto il grande fisico Richard Feynman, “Se pensi di capire la meccanica quantistica, non comprendi la meccanica quantistica!”

Dio entra nel vuoto

Il sostegno fondamentale di tutte le indagini veramente scientifiche è il materialismo. Questo afferma che, indipendentemente dalla nostra esistenza, c’è un mondo reale e materiale che esiste indipendentemente dal nostro essere e di cui costituiamo solo una parte. In altre parole, se un elettrone passa attraverso la fessura a sinistra o a destra o in qualche modo passa attraverso entrambi, essa tuttavia esiste nello spazio e nel tempo e esiste indipendentemente dalla nostra capacità di osservarlo.

Di fronte a questo strano comportamento sulla nanoscala, un certo numero di fisici prominenti, guidati da Neils Bohr e Werner Heisenberg, cominciarono a mettere in discussione l’essenza stessa del materialismo in quello che è conosciuto come “l’interpretazione di Copenaghen” della meccanica quantistica.

Il mondo quantistico è lontano dalla nostra esperienza intuitiva quotidiana e risponde alla domanda “dove è l’elettrone in un momento in tempo?” – quando una particella d’onda sembra comportarsi come se fosse in più di un posto contemporaneamente – è chiaramente una questione non banale.

È altrettanto banale negare la solubilità di questo problema sostenendo che il mondo materiale, in quanto tale, non esiste affatto indipendentemente dalla nostra osservazione. Tuttavia, era proprio l’interpretazione presentata da Niels Bohr e altri, che oggi occupa la posizione della verità scientifica accettata. Secondo questa prospettiva, è insignificante persino chiedere quale sia il percorso di una particella quantistica quando va da A a B. Piuttosto, tutto ciò che esiste è un insieme di “probabilità” che la particella sarà qui e non là, e che la particella riceve solo una “reale” posizione, slancio e altre proprietà nell’atto stesso di essere osservato da noi. Così il problema è “risolto” (o meglio, nascosto sotto il tappeto) al costo di negare l’esistenza della realtà materiale stessa!
Tale visione inverte il vero rapporto tra mente e materia. Ora, piuttosto che la materia primaria, è un’osservazione cosciente che ha la precedenza e che convoca l’esistenza del mondo materiale dall’atto stesso dell’osservazione. Una tale visione del mondo cade sicuramente nel campo dell’idealismo filosofico, secondo cui la coscienza, lo spirito o la mente – sia essa la mente dell’uomo o della mente di Dio – sono primari ed esistono indipendentemente dalla materia e dall’universo materiale.

Una tale visione del mondo può essere chiaramente dimostrata assurda semplicemente facendo la domanda: cos’è la coscienza? Un essere umano è chiaramente cosciente e può osservare sperimentando la posizione di un elettrone nello spazio. Ma l’osservazione cosciente di un cane o di un topo può fare “collassare la funzione d’onda” e dare così una realtà fissa al mondo materiale? Quello che appare come una soluzione ai misteri della meccanica quantistica non è affatto una soluzione. Tuttavia, mentre l’interpretazione idealista di Copenhagen dà solo l’impressione di aver risolto i problemi della meccanica quantistica, quale spiegazione materialista può offrire un maggiore successo?
Il successo popolare dell’interpretazione di Copenaghen può essere spiegato da molti fattori: non meno il fatto che la stampa, i dipartimenti universitari, gli ordini religiosi e la classe dirigente (che tutti i suddetti servono in un grado o nell’altro) hanno un chiaro interesse a la propagazione di nonsense mistico e idealista. Tale mistico aiuta a deviare gli occhi delle masse verso l’alto verso il cielo e lontano dal mondo materiale e dalle relative condizioni all’interno di esso. La filosofia e la scienza stessa non possono mai essere “neutrali” in una società divisa in classi ostili. Ogni dottrina filosofica, nella misura in cui viene adottata da questa o quella sezione o classe nella società e guida la loro azione, è in grado di svolgere un ruolo reazionario o rivoluzionario.

Tuttavia, un’altra forza apparente che gli idealisti poggiano nella meccanica quantistica è il modo diverso e non intuitivo del mondo quantico. Non ci sono analoghi nel mondo di grandi dimensioni, quotidiani che mostrano questa “dualità delle forme-particelle” e che potrebbero aiutarci a concettualizzare ciò che sta succedendo a livello subatomico. Come al solito, Dio vive nelle lacune, prosperando sull’ignoranza umana.

Quando si cerca una soluzione materialista di questo problema, è chiaramente impossibile ritornare alla vecchia, Newtoniana, vista in orologeria dell’universo. La rivoluzione nella meccanica quantistica ha eliminato questa visione una volta per tutte; il mondo quantico non è governato da un determinismo meccanico grezzo, ma dalla preponderanza del caos e della non linearità.
Tuttavia, un sorprendente insieme di scoperte che si ramificano inaspettatamente dal mondo della meccanica fluida, che combina le recenti scoperte nella teoria del caos con le leggi classiche della dinamica fluida, stanno afferrando l’attenzione e minacciando di portare una rivoluzione nel campo della meccanica quantistica, capace di rovesciare i rifiuti filosofici idealistici accumulati da decenni.

Gocce rimbalzanti come particelle d’onda

Nel 2007, in un laboratorio a Parigi, un certo numero di scienziati guidati da Yves Couder stavano sperimentando su piccole goccioline che rimbalzavano sulla superficie di un fluido quando scoprirono qualcosa di notevole: un analogo macroscopico per la meccanica quantistica che possiamo vedere e riprodurre in un semplice configurazione del laboratorio.

Quando la gocciolina rimbalza fuori dalla superficie del fluido invia le onde in tutte le direzioni. Mentre questi increspature si disperdono e rimbalzano attorno alla superficie del fluido, sono in grado di “calciare” la gocciolina in una direzione o in un altro quando si rimbalza, causando che le goccioline essenzialmente “camminano” attraverso la superficie del fluido sotto l’influenza delle proprie increspature.
Ciò che Couder e altri avevano prodotto – in condizioni di straordinaria semplicità – era qualcosa di mai visto prima nel mondo di grandi dimensioni per cui siamo abituati a: un sistema di particelle onda-connesso. Chiaramente la particella che avevano creato solo esisteva in un punto nello spazio; ma quando abbiamo studiato il suo movimento attraverso la superficie del liquido è stato influenzato dalla forza di guida dell’onda cui era intimamente connessa.

L’analogia alla meccanica quantistica non si è però fermata alla dualità delle particelle d’onda. Questa gocciolata di particelle d’onda è stata osservata per intraprendere un certo movimento estremamente peculiare osservato in nessun altro posto in natura fino ad ora – tranne ovviamente nel mondo subatomico e quantomeccanico. Le “gocce d’onda” di Couder hanno dimostrato di possedere un intero numero di caratteristiche quantistiche. Uno dei più straordinari di questi è il modo in cui due goccioline rimbalzanti interagiscono mentre si avvicinano. Influenzati dalle onde in entrata dell’altra, queste particelle vengono viste orbitare l’un l’altra. Non costituiscono però solo un’orbita vecchia, ma sono escluse certe orbite a distanze fisse con certe orbite, a seconda delle lunghezze d’onda delle loro increspature interagenti. Nel mondo quantistico è da tempo noto che gli elettroni orbitano il nucleo di un atomo solo a orbite fisse, e noi facciamo riferimento a questo come la quantitazione delle orbite; finora, non si è verificato alcun comportamento simile su scala macroscopica.
Si è anche osservato un intero insieme di altri effetti quantistici, compreso il fenomeno estremamente strano di “tunneling quantico”, durante il quale la particelle “salta” attraverso barriere apparentemente opache in modo che una particella ordinaria non lo farebbe. Forse la cosa più notevole di tutti, tuttavia, questi scienziati riproducono lo stesso comportamento di quello osservato nell’esperimento a doppia fessura! Le increspature del sistema delle particelle d’onda sono ovviamente in grado di muoversi attraverso entrambe le fessure, mentre la particella effettivamente si muove solo attraverso quella.

Vi sono naturalmente limiti ai quali l’analogico delle goccioline rimbalzanti può essere applicato al mondo quantico: per una cosa la meccanica quantistica si verifica nelle tre dimensioni dello spazio mentre la goccia cammina in due dimensioni solo quando attraversa la superficie del fluido. Molta parte del lavoro di descrittivo matematico di questo nuovo sistema scoperto resta ancora da fare, e vi è una grande indagine da svolgere. Ciò sarà anche aiutato, naturalmente, poiché la conoscenza di questo esperimento penetra ulteriormente nei circoli scientifici dei fisici quantistici, che porterà una conoscenza molto più ampia dei processi più ampi in gioco nel mondo subatomico.

La dialettica della natura

Nella misura in cui questo nuovo analogo offre uno sguardo alla realtà del mondo quantico, sembra in molti modi rappresentare un ritorno ai concetti ben descritti della fisica classica. Tuttavia, in un altro senso torna a questo punto di partenza su un livello più alto, in una negazione dialettica della negazione. Una particella di quantum non rappresenta più una semplice palla da biliardo, rimbalzando attorno allo spazio. Invece abbiamo un movimento molto più complesso e caotico, che è allo stesso tempo imprevedibile e tuttavia in grado di produrre solo un insieme limitato di modelli e comportamenti. Esiste un’unità dialettica di opposti: ordine e caos; prevedibilità e incertezza; semplicità e complessità.

Una delle caratteristiche fondamentali della filosofia che sostiene la vecchia e meccanica concezione newtoniana del mondo è stata la sua trascuranza della storia. Quando volgiamo le leggi di Newton all’indietro, vediamo che si applicano altrettanto bene in entrambe le direzioni nel tempo. Il tempo stesso non ha alcuna freccia nelle leggi di Newton, contrariamente alla nostra esperienza quotidiana. Se immaginate due palle da biliardo che si scontrano e si allontanano l’una dall’altra, potremmo altrettanto eseguire il nastro all’indietro e descriverebbe il moto che soddisfa ugualmente le leggi di Newton.

Nel modello caotico che emerge dal moto della goccia rimbalzante, tuttavia, vediamo che ogni impatto produce una nuova ondata che si dissipa nello spazio, interagisce con altre ondulazioni, riflette le superfici e dà infine alla particella ciò che Couder e altri descrivono come un “Memoria” del suo precedente percorso e sviluppo. La temporalità di tale concezione rappresenta una visione molto più dialettica della natura rispetto alla vecchia e meccanica visione newtoniana.

Per ora le nuove scoperte nella meccanica del fluido stanno facendo lenti progressi nella loro penetrazione nel campo della meccanica quantistica. In parte questo è senza dubbio dovuto al conservatorismo della coscienza umana, soprattutto quando sono state sviluppate carriere accademiche che dipendono da questa o da quella interpretazione della fisica esistente. In misura molto maggiore, però, l’intero intento di “ancoraggio” con quello che sta succedendo a livello subatomico è totalmente trascurato dai fisici quantistici. Quello che è considerato più importante è l’esattezza delle nostre previsioni; mentre i dipartimenti di filosofia possono trascorrere il loro tempo speculando sulla “vera natura” del mondo subatomico. Una tale visione sarebbe fondamentalmente sbagliata e i fisici dovrebbero cercare di difendere i principi fondamentali del materialismo.

Tutta l’indagine scientifica reale prende come punto di partenza l’esistenza reale e indipendente del mondo materiale stesso, del quale facciamo solo parte. Le idee della scienza fino alle leggi più astratte e profonde sono solo le descrizioni generalizzate del mondo materiale basato sulla nostra osservazione e interazione con essa, ciò che Marx ha descritto come un’attività umana sensuale. Come progresso tecnologico e scientifico, la nostra conoscenza dell’universo materiale acquisisce una “verità” maggiore, ma in ogni momento rimane semplicemente un’approssimazione più stretta. Come la luce che propaga in un’oscurità infinita, la sfera della nostra conoscenza è in costante espansione, ma in ogni tempo ciò che è ancora da sapere rimane infinito come la natura stessa.

È l’inerente ottimismo del metodo materialista che afferma che ciò che potrebbe essere sconosciuto oggi sarà noto domani. Per il materialista c’è uno sconosciuto, ma non c’è l’inconoscibile. La confusione dell’ignoto per l’inconoscibile rappresenta un ritiro dal materialismo verso l’idealismo e il solipsismo. Una tale filosofia reazionaria solleva il ponte levatoio sulla scienza e incoraggia un ritiro nel mondo ideale della speculazione – e, infine, al chiostro religioso, come dimostra l’enorme soccorso che tutti i tipi di gruppi religiosi hanno preso dall’interpretazione di Copenaghen. Un tale punto di vista è una minaccia per la scienza stessa, e per questo deve essere il dovere non solo dei marxisti e dei materialisti, ma di scienziati in generale di combattere tali idee ideali dove appaiono.

In questa luce, le scoperte di Couder e di altri, che vengono sempre più seriamente prese in ambiti accademici più ampi, rappresentano una vera rivendicazione per una comprensione dialettica e materialista della natura. Infatti, ogni passo avanti nel progresso della scienza rappresenta una simile azione, perché questo metodo non è altro che una vera descrizione di come la natura, la società e tutta la realtà si sviluppano secondo le leggi più generalizzate del moto.

Prima o poi la meccanica quantistica sarà scossa da una rivoluzione che non lascerà nessuna roccia incastrata sul campo, e le ultime scoperte suggeriscono che il campo possa entrare in una crisi pre-rivoluzionaria abbastanza imminente.”

https://youtu.be/W9yWv5dqSKk

Ti toccherà leggerlo tutto

Hella continuava a lisciare di contropelo il gatto, che faceva finta di dormire. «Ehi» fece Korov’ev «continui con quel gioco? Perseverare, diabolicum! » disse, prendendosi un’occhiata assassina da Abadonna. «E’ mio e ci faccio quel che voglio» rispose la strega «così impara chi comanda qui» e ridacchiò, mettendogli un piede sul collo.
«Bene.» Woland si alzò «Dovrai guadagnartelo, visto che penso sia roba mia.» Prese il gattone e lo buttò sul tavolo. Korov’ev, svelto, tirò fuori dei dadi dalla tasca sfondata della sua giacca, li poggiò davanti alla strega, e si ritrasse prima che lei dicesse una sillaba. «Giusto!» fece Woland. «Questa è la mia fiche» aggiunse, indicando il gatto «puoi tenere la tua sulla sedia per il momento.» Abadonna la squadrò dalla testa ai piedi. «Come sempre hai perso l’occasione di tacere» le disse il maestro di cappella.
Il gatto aprì un occhio e si stirò un pochino, facendo stridere le unghie sul tavolo, per fare venire al pettine i nodi del legno.

Gatto_nero

 

Criminalminds

“Motivo di grande orgoglio e soddisfazione che ripaga scelte ed impegno perpetrati in questi ultimi anni”.

Avere avuto la trisavola fottuta nel pagliaio da gente come autori e committenti del totem qui sotto non garantisce sequenze genomiche di qualche efficacia. Come tutti i selvaggi, i discendenti degenerati si incensano del feticcio dell’antenato mitico, ma restano dei poveri bastardi.

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Pesto

M’era venuta voglia di pennette al pesto e stavo armeggiando per raccoglierlo dalla scodella e mischiarlo alla pasta. L’alieno accanto a me guardava curioso, seguendomi nei miei passaggi. A lui l’odore del pesto, o puzza che fosse, non arrivava: aveva questa specie di involucro plastico alla superficie che dava l’aspetto di un pezzo di carne impacchettato col domopack a tutti loro, e lasciava passare solo i gas; molecole aromatiche, neanche a parlarne. Senza di quello, avrebbero dovuto sviluppare antigeni per qualche miliardo di molecole, proteine e tossine distribuite ovunque nel mio ambiente terrestre; gli sarebbe venuto un coccolone che quelli di Roswell al confronto avrebbero battuto il record di sopravvivenza. Si sporse per guardare il fondo della scodella; sembrava perplesso. «Spreco?» domandai. Annuì, col movimento che facevano loro per annuire. Capii che anche loro erano stati lì lì per fottersi tutto. Gli buttai un’occhiata, poi mi rivolsi di nuovo verso la mia attività di rimescolamento. «Come avete fatto?» lui fece spallucce, ondeggiò. «Così?» insistei, e schioccai le dita. «Beh.. un pò più forte. Ihihihihih!!» ridacchiò, con una risatina schioccante fra la cicala e la iena ridens. «Non sarà… un pranzo di gala.» disse, con un lampo improvviso degli occhi.

SOLE0

Eurialo

Parco_della_Grancia2a

Ti sei chiusa nella tua lingua come la Regina
di un palazzo assediato, fanti di scorta, chi è
quel greco costruttore

ha specchi di fuoco
intelletto pericoloso che ti studia
da fuori le mura

ha compasso e squadra
bilancia arsenale sestante
porta un mazzo di ipnotici fiori
troppi pensieri per le genti Sicane,
e nasconde l’arco nella fratta.

Ti sei avvolta nella gualdrappa nera dell’Ordine
degli Ordini Conformi
hai issato la Croce sulla torre più alta
in vista della landa sarà l’ultima difesa
la virginità rasperà il legno
prima di darsi ai peggiori peccati

corrono gatti fra i merli delle torri, guizzano le lingue
sussurri insidiosi e furori esalano
dalle corti come miasmi.

Hai fatto volare un aeroplanino di carta dagli spalti,
lui ha raccolto l’arma perigliosa
ha sfogliato l’anatema passando una mano fra le pieghe

“Nonmisidisturbi”

Assapora l’afrore della lotta
passa la mano sulle labbra
così ti pensa, fra le morbide cosce
il tulipano pur freme, piccola bisbetica
sei sola nel tuo piccolo regno.

Sacrifica col metodo scientifico
dello stregone Azande
cola il sangue nella scodella
si spargono i visceri sul piatto la mano pasticcia
brevemente, prova e controprova
sulla falsificazione non ci piove, e due polli
prendono la via del forno

la penna intinge nel sangue le parole vergate ora
valgono ciascuna il contrario del contrario
ed il contrario ancora lui ride
quando c’è da piangere e piange quando c’è da ridere
recapitate in sassi avvolti che infrangono la pace della notte
le parole disseccate di sangue rappreso
inestinguibili.

Ma si sa che la Macina il malnato
i pianeti  che quella che è
ca fu chiddu ca fu,
comu ficinu ‘antichi
– qui manca un verso –
e si ni ieru.

Il giglio azzurro

Sono stato un’iperbole, come il viaggio
di un ciottolo di pomice scagliato nel fiume
controvento, ritornato
balzando sull’erba verde di Dicembre
il mobile paesaggio delle pietre
di calcare ornate di nero salnitro
del giallo aranciato dei licheni
scorso  come un fugace dipinto
il vento stesso
mi ha nascosto sotto le tue foglie
giglio azzurro

qui fra la memoria delle lande
le prominenti pareti delle gole cui stanno
grasse foglie di capperi, nastri di ruscelli argentati
nel trionfo della luce, sprofondi di storia,
asini grigi, bianche fanciulle inquietanti
la dolcezza velenosa
del tuo calice.

Nella tua ombra non ho visto mai la luce
del tuo famoso sorriso
la bisbetica bellezza  non ha gradito quel ciottolo
sghembo portato da ignoti vettori
ha voluto celarlo sotto le foglie
imbarazzata di quello strano coso
che le era toccato, portato dall’ aria.

(Ma questa è la storia che ti racconta
il giglio azzurro, che come si sa non vola)

come la pomice.

 

iris

 

Eloro

Cos’è che conta chiedono le mani
all’energia ondivaga che le trapassa
ora che respiro proteso con la sabbia
nelle scarpe che importa se sotto le costole
il dolore fa strame come una bestia dalle unghie
taglienti,  quella va luccicante e inafferrabile
verso il bordo dell’universo dove si svela
tutto

-tu non ci sei-

le vestigia meccaniche si stanno
per la campagna come sculture scrostate
insieme ad altre di pietra ancora qui
degli arcani costruttori
qui sono templi e giacciono ossa
la lampada sulla rocca ha indicato la via
alle loro barche calafatate di pece nera
aleggiano gli spettri della memoria sull’eterno
orizzonte
i millenni si specchiano fino al precambriano

e quella va inafferrabile
come un’onda d’oro
sotto il rimbombo del calore torrido
che martella le zolle, inerpica raggiante
il corpo incrostato di salsedine di tutti gli ulivi
si torce nel legno sonoro dei tronchi
con le loro foglie tremolanti ad ogni alito
nel miraggio dell’estate
ancora più in alto si leva
l’arco fotovoltaico dell’energia del mondo
la matrice vibrante che dà voce
al suono del pianeta, potente come il corno di un dio
che passa
diretto al prossimo milione di anni

mentre arrampico per scogli
mi appoggio sicuro  e la mia
piccola forza di pietra in pietra sostiene
l’affranta hybris di creatura impastata di fango
e desiderio, rarefatta e dolente
le domando a lei, sottile onda dorata

dell’eternità celata sotto il velo

o se il dolore che sento è la verità
tutto quello che devo sapere
a mia immagine e somiglianza.

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Festa di cani

L’inverno è finito però come le piante
attendono la ripresa del ciclo della luce
le coscienze stanno avviluppate
nel silenzio, davanti alla tv anche
la rete tace non niente da dire
oggi non vi siete divertiti
la sento
infiltrata fra le pieghe della terra
costante come il rumore di fondo
dell’universo
la morta rassegnazione in cui
vi siete ridotti nei giorni di stanca
in quelli buoni

ci sono io solo a rintronare il basalto
fra le alte bianche mura intarsiate
sordo come il risentimento della mia
solitudine in questa festa di cani
della nostra desolazione non gli importa
e si chiamano fra loro
mentre vago senza pace né perdono
nel mio guscio di pietra inasprita
nel mio museo di morte figure
stampate come spettri sul calcare
fotosensibile della notte anossica
che ha fermato il respiro.

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Cristalli liquidi

Riflesso nei tuoi occhi, goccia d’acqua
che si fonde a un’altra goccia
dentro il buio tepore della tua dolcezza
il nero cristallo dell’ iride dilatato
nella sua estasi, così ti sento,
specchio,
petalo di carne di rosa, velo di seta
figura del mondo nel volto della Dea
universo
ordito di Lachesi il tuo continuo fluttuante
nelle segrete stanze del cosmo avvolto
in se stesso come il mistero dell’origine.

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Millenni

Cominci dalla nebbia
irrompe, lenta, fra le luci,
algida prova delle cose
in cui ruzzoli nel tuo pastrano
inzuppato ed i capelli
appiccicati sulla faccia
nulla ti importa di nulla
nel groviglio flottante
d’ echi, urli schiocchi d’acqua
e parole che ti smembrano
cercare lei riverso
varcare la soglia dei suoi occhi
come un labirinto di specchi
fino all’ultimo primievo lago
dove una goccia
scandisce
il tempo
dei millenni.

A Marilena

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Lontano, più lontano

Come un olio nero la tua assenza
invadendo i mobili, i vestiti, lo specchio
gli occhi dei miei gatti, ogni lettera
d’ogni riga d’ogni pagina d’ogni libro,
e più sotto alla ferita, niente,
solo la morta eco della tua voce,
e io dentro al pozzo eternamente cadendo
senza raggiungere il tuo nome, scrigno d’acciaio
dove dormono per sempre le mie sementi.
Le tue carezze per l’altro nella mia pelle sono sferzate,
sono il cielo dell’alba attraversato da spine,
sono le lenzuola del letto trasformate in pantano,
sono le mie mani che graffiano l‘aria fino a tirarne fuori sangue.
Non ho saputo offrirti tagliate su un piatto
né le mie orecchie né le mia anima,
t’ho tirato rinchiusa in un cimitero pieno di lapidi
che portano solo il mio nome,
oggi avanzo nelle tenebre piangendo lacrime di sette metri
sotto la mia maschera di cane,
mentre lontano, lontano, lontano e più lontano
balli, cercando di assomigliare ai tuoi propri limiti.

Jodorowsky

 

 

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Volkerwanderung

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Quando andranno via rimarrà il solco profondissimo del loro passaggio, della loro storia, dei loro massacri, del loro sanguinoso arretrare, del sale sparso a fare il deserto. Mute foreste di silice si frantumeranno rotte dai venti finchè non sarà solo polvere a coprire il fiume di dolore che avranno sparso sulla terra. Poi finalmente tornerà a cantare l’usignolo nelle sere d’estate il suo canto di inutile  bellezza. Gli si accosterà una compagna,  quanto basta al disegno di un mondo perfetto. La brulicante coltre di creature non racconterà il suo stupefacente fulgore: perfetta arte e perfetto progetto senza nessuno che lo ammiri, come un museo di mute statue in una città abbandonata. La vita è una mente che non ha cognizione dell’identità. La sua  matrice autopoietica è il senso che non sa di possedere.

La Sindrome di Stoccolma

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Dopo qualche tribolazione (il dizionario è pesante) sono riuscito a capire che la definizione di ismo più adatto al caso in questione è quella che prevede di appendere (suffigere) un gruppo di persone a qualche cosa: nel caso specifico ad un complotto. La connotazione correlata al suffisso in questione è sempre un pò dispregiativa, anche un meccanismo non ne viene nobilitato come se si trattasse di un meccanesimo. Pensa se il cristianesimo dovesse subire l’invalidante sostituzione della “e” e chiamarsi cristianismo. Il complottesimo poi avrebbe un carattere addirittura messianico. Insomma è un gioco abbastanza rozzo appiccicare l’ismo a qualche corrente di opinione o tendenza che si voglia per gettare discredito. L’accusa di miserabilismo ai movimenti degli anni ’70 è una delle tante miserie che la rabbia dei benpensanti ha scaricato sulla minoranza pensante della popolazione. Il fatto di essere circoscrivibili in un ismo ne fa degli zimbelli, mentre  altri non si sa perché se la cavano.

L’11 settembre del 2001  andava come in tutte le TV, in loop, la scena della demolizione. Non poteva essere altro. I cosi che sono caduti non potevano crollare dritti e ridursi in un mucchietto. Quel risultato lo ottengono solo gli specialisti. Punto. Il blocco di palazzi del futuro ground zero era stato minato in precedenza e fatto saltare. Con tutta evidenza. Sono venuti giù come quelli che si vedono nei documentari. Non si registrano casi analoghi.

Il  comitato dei 2000 e passa architetti ed ingegneri  complottisti  che si è costituito ed ancora opera in questi anni ha puntato sul crollo del block 7 che se ne è venuto giù senza essere colpito se non dall’incendio di una facciata (un angolo) , considerato l’anello più debole della catena di balle su questa storia. L’imbecille prestanome Silverstein (se il nome vi dice qualcosa) aggiunge benzina al fuoco: “beh, tanto sarebbe stato necessario abbatterlo”; e certo, un lavoro di mesi, non della stessa giornata.

Il lavoro più sporco che hanno fatto i media in tutti questi anni però è  l’inseminazione dell’ ismo, la cui invenzione è probabilmente legata a qualche agenzia centrale dello spaccio pubblicistico. La rete e i suoi sciacalli, assoldati o indipendenti hanno fatto il resto, cavalcando la tigre, e sfornando complotti a ripetizione. Loro lo sanno che l’ipotalamo del popolino è l’unica cosa funzionante in tutta la superflua poltiglia grigiastra che gli fa massa nel cranio, e hanno mirato lì.

L’autocensura sociale si è abbassata alla sottomissione più prona. Si sono rifiutati di vedere l’ovvio per consegnarsi corpo e spirito agli aguzzini. Ogni volta che esce un articolo di conferma del complotto  una canea  di sicofanti rabbiosi si getta su chi contesta l’autorità del padrone. Non sono tutti pagati, per quanto sia difficile crederlo.

Questa è la costrizione paradossale degli internati di un lager  in una condizione di disorientamento psicotico.

La ferocia tribalista che sta, con comodo dei suoi fomentatori, diventando il tratto antropologico prevalente delle nostre società prepara il ritorno del totalitarismo. La guerra come conseguenza della (procurata) scarsità e la ferocia tribale della carne da macello come suo necessario complemento, l’adorazione del primo colonnello Kurtz che si trova: tout se tient  nel delirio identitario di una comunità che esiste solo nei suoi fondamenti irrazionali, al termine di un percorso regressivo che ci porterà nel profondo della notte. Conseguente adattamento sul piano della psicologia di massa con cui la sovrastruttura si adegua alla crisi dell’ accumulazione primaria di capitale.

Come negli anni della strategia della tensione, le vittime delle stragi portano sostegno al sistema per paura di venirne estromesse.
Contributo personale al complottismo: il 911 è il numero per le telefonate di emergenza negli US, come il nostro 113. Qualcuno ha pure giocato al gatto col topo.