Crea sito

Omertà

novembre 6th, 2017

Hai fatto vincere il biscione, annessi e connessi. Chi se ne frega se è qualunquismo o benaltrismo. Se almeno lo votavi avevi le tue ragioni, così no, sei solo un quacquaracquà. Ora striscia, e zitto.

(Più giù, più a Sud.)

Riflusso

novembre 4th, 2017

Esofageo. Dopo l’ennesimo booklet celebrativo del 77 mi sono girati i coglioni. Quando sono arrivato – per limiti d’età – nel teatro di guerra erano rimasti gli zombies. Nella piazza vagavano figure di subumani e pendeva stracciata la sentenza ‘fuori i tossici’. Comprai del nero afghano, si riusciva ancora a trovarlo. Uno più schietto, degno di Pazienza mi disse “Non faccio più niente, mi faccio”. Un pò più in qua e un pò più in là, in una specie di moto browniano si agitavano parrucconi arancioni rosa e verdi e varie altre specie di gallinacci dalla livrea nera. Sembrava di sognare. Al posto delle fairy ladies al patchouli – estinte in fretta, dileguate – gravitavano fatali Morticie bianche e amaranto, per carità, bellissimi culi che era un piacere sbattere, bone e carnose, problematiche ma neanche tanto come tutto quello che circondava quel mondo di nichilismo annoiato in cui stava morendo tutto il vivibile e la vigliaccheria generale si rifugiava nel privato. In giro non c’era nessuno, le vie e le piazze erano vuote e di una tristezza desolante. Ecco, dove mi avete fatto finire senza voglia, alla fine di una guerra civile abortita della quale continuo a perpetrare il modo del risarcimento, che dovrete pagarmi, e pagherete.

Profecy

ottobre 10th, 2017

Ovvero la nostra ignoranza.

Lelio Basso, «Quarto Stato», 1-31 lug.-15 ago. 1949, n. 13/14/15, pp. 3-6.

“La nostra analisi non sarebbe compiuta da un punto di vista marxista se non cercassimo di trarne le necessarie deduzioni sull’atteggiamento che il movimento operaio deve assumere di fronte a questa tendenza totalitaria in atto del mondo capitalistico.
Ora il punto di partenza per trarre utili deduzioni deve essere questo appunto, che noi non siamo in presenza di un fenomeno involutivo particolare all’Italia e spiegabile con motivi particolari tratti dalla nostra storia, e, meno ancora, dalla nostra educazione politica o dalla nostra psicologia (v.qui, p.10, qui e qui), bensì di una tendenza generale del mondo capitalistico, che, quanto più procede verso forme monopolistiche e di alta concentrazione (qui, p.4), tanto più diventa incompatibile con un regime democratico, e sia pure di democrazia borghese.
Le forme democratiche possono sussistere, ma sono svuotate di ogni contenuto e di ogni reale efficacia, in quanto il potere politico tende ad identificarsi sempre più col potere economico e ad essere sempre più espressione degli interessi dei pochi gruppi monopolistici.

Questo processo, che si verifica in tutti i paesi capitalistici e naturalmente si inserisce nelle particolari situazioni sociali e storiche (per cui se il fenomeno in se stesso non è spiegabile con motivi particolari dei singoli paesi, questi motivi particolari diventano importanti per capirne e combatterne gli aspetti determinati e le espressioni diverse che esso assume nei differenti paesi), si trova oggi coordinato su scala mondiale dalla guida dell’imperialismo americano, che tende ad unificare il mondo, sia i paesi coloniali che i paesi a economia capitalistica, sotto una comune norma di sfruttamento, adattata alle più diverse circostanze.

Ne consegue che, in ogni singolo paese, politica internazionale (e cioè vincoli di subordinazione verso l’America e di inserimento nel “grande spazio” dello sfruttamento americano), politica economico-sociale (tendente a favorire i gruppi monopolistici più forti e quindi, in via normale, quelli di portata internazionale, garantendone i profitti a scapito del tenore di vita dei lavoratori e dei ceti medi e a scapito dell’indipendenza delle piccole, medie e talvolta anche relativamente grandi imprese), e politica interna (tendente ad escludere le classi lavoratrici da ogni reale influenza sul potere e successivamente ad eliminare ogni serio controllo parlamentare e di opinione pubblica, asservendo i sindacati, la stampa, ecc.) sono in realtà tre aspetti di un’unica politica, che non possono essere considerati e combattuti separatamente.

Quali siano queste trasformazioni di struttura abbiamo già più volte indicato: esse vanno dal superamento dell’economia di concorrenza alla conseguente distruzione della produzione indipendente, cioè non legata a gruppi (v. p.14), sia essa piccola, media o relativamente grande, dall’abbandono di certi tipi di produzione industriale alla trasformazione delle culture agrarie in relazione alle direttive dell’imperialismo americano e alle sue esigenze di sfruttamento di un solo grande mercato europeo, dalla cartellizzazione e cosiddetta “razionalizzazione” dell’industria, alla modificazione delle abituali correnti di traffico, dall’abbandono di difese doganali alla rinuncia a sovranità nazionali, dalla subordinazione

Tutto questo processo è evidentemente destinato ad accrescere la disoccupazione operaia, ad aumentare il livello di sfruttamento delle masse contadine, e, in misura forse ancora maggiore, a sgretolare e pauperizzare i ceti medi, a soffocare ogni libertà di pensiero e ad avvilire intellettuali e tecnici al rango di servi dell’imperialismo.
Non importa se i nostri avversari si riempiono la bocca di formule altisonanti di democrazia: la loro politica, più ancora di quella di Hitler, è la minaccia più grave che abbia fino ad oggi pesato sulle possibilità di sviluppo democratico dell’uomo moderno.
È chiaro perciò che la politica della classe operaia deve essere una politica capace di interessare non soltanto gli operai stessi, ma altresì tutti quei ceti – e sono l’immensa maggioranza della popolazione – che la politica dell’imperialismo distrugge od opprime sia economicamente sia spiritualmente (sempre qui, p.4 e peraltro nel solco di una precedente visione di Gramsci e Rosa Luxemburg) e coi quali noi dobbiamo ricercare i mezzi e le vie per creare un nuovo equilibrio di forze sociali che rovesci quello oggi in via di consolidamento.
Dev’essere chiaro per tutti che le forze, che oggi si sono insediate al governo del nostro paese, non hanno alcuna possibilità di tornare indietro dalla strada su cui si sono avviate (qui, pp. 7-8 e qui) e che è la strada del domino totalitario dello stato per conto dei grossi interessi capitalistici; e che perciò la sola possibilità offerta a chi non vuole soggiacere a questa nuova edizione del regime fascista che si profila, è di opporvisi con tutte le proprie energie, non per tornare indietro o per stare fermi, ma per allearsi con tutte le forze decise a creare un nuovo equilibrio che segni un passo avanti sulla strada della democrazia e del progresso.”
Fonte:
È nel blogroll e vale sempre la pena di leggerlo.

SUD

settembre 19th, 2017

La Sicilia è un’isola, che si regge su tre gambe: la sudditanza alla chiesa, la sudditanza alla mafia e la sudditanza politica. Infatti si trova a Sud. In che altro posto potevano metterla.

Buon compleanno, Lilith

settembre 11th, 2017

Non so esattamente quanto tempo fa ti hanno fatto nascere,  ma sono sicuro che il giorno è oggi. Sedici anni fa, o quarantaquattro anni fa ad esempio, si è sentito saltare il tappo. Hai fatto festa.

Ora, vediamo che il numero 9 è il numero di Ecate – discesa agli inferi – mentre l’11 è il numero di Lilith. Un’altra regina infernale legata alla possessione e alla guerra.

La massoneria fondatrice di tanti Stati moderni sembra avere preso gusto a firmare le proprie mascalzonate, irridere le vittime, seminare di tracce il luogo del delitto, in modo che porti inequivocabilmente agli autori e alla loro irriducibile tracotanza. Probabilmente anche questo fa parte, oltre che di un loro macabro divertissement, di una operazione di propaganda volta a fiaccare la speranza del loro nemico di vederli arrostire su una pira qui ed ora, prima che finiscano ipoteticamente all’inferno. Ed è anche il modo di fare sapere ai togati inquirenti, gente che a sua volta il mantellone incappucciato è stata ben contenta di indossarlo, che si tratta di un inside job che tutta la ghenga è invitata a considerare cosa nostra. C’è poco da sperare che le immense mandrie di minus habentes evidenziate dall’accesso universalizzato alla comunicazione pubblica possano pensare – una parola senza senso al netto del loro indottrinamento ideologico nel mainstream sovrastrutturale – qualcosa di diverso dall’accordo omertoso e strisciante coi loro aguzzini, perché infatti sono le cortine dell’ideologia ad impedire che possano volere vedere fatti e connessioni pur che gli vengano sbattuti in bella vista. Per tutti gli altri il messaggio chiaro e tondo è che il potere è tutt’altro che opaco, e gli ride in faccia.

Cadere nella speranza metafisica che la suddetta Lilith esista davvero e che gli mangi l’anima data in pegno, farei notare a quelli che amano i complotti scaturiti da qualche patto con oscure potenze, è alla fine, un segno di condivisione ideologica coi villeggianti delle stanze dei bottoni, che in soldoni significa che hanno fatto il lavaggio del cervello anche a te, e non ti sei accorto di nulla.


Politica del biscotto

La piattaforma su cui è ospitato il sito manda dei biscotti che vengono salvati sul tuo pc. Alcuni di questi possono essere avvelenati e ti consiglio di non mangiarli.

Ok